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Tornare in contatto con gli altri

E’ arrivata la tanto agognata fase due. Uscire, tornare in contatto con gli altri e con il mondo non virtuale ed esteso fuori da casa nostra. Non tutti si sentono sicuri nel muovere questi primi passi che ci “avvicianano” in qualche modo agli altri. Ecco i consigli della nostra psicomotricista, Manuela Cattaneo.

Ci troviamo in una condizione assolutamente nuova per tutti, dove ciascuno di noi con la propria personalità e il proprio bagaglio culturale, di esperienze ed abitudini di vita, sta affrontando cercando man mano di adattarsi a questa limitazione di socialità e di contatto. Rimanere a casa a lungo con i familiari ci ha obbligato ad un contatto stretto nell’organizzazione di tempi e stanze, dobbiamo considerare che ora, in questa delicata fase, potrebbe mancarci il nostro spazio intimo e personale, quella “solitudine” che avevamo perso a causa dei ritmi di vita frenetici e che abbiamo ritrovato. Per non parlare delle tensioni e dei conflitti che naturalmente si sono creati dando origine ad emozioni forti, molto forti, che molti di noi hanno sentito innanzitutto nel corpo. Ora le sentiamo arrivare e prendere forma in modi diversi e le sentiamo condizionare i nostri sguardi, la nostra capacità o incapacità di toccarci, la nostra voce, prima ancora (e spesso nonostante) le parole che diciamo o ascoltiamo.

Tutto questo, prima nella continua vicinanza fisica, ora nella carenza o mancanza, ci rende più vulnerabili; accade così che, per difesa e come strategia di sopravvivenza, potrebbe capitare di sentirci inaspettatamente un po’ insensibili, come smettessimo di “sentire” l’altro, di provare empatia, di saperci mettere nei suoi panni e questo paradossalmente rende ancora tutto più faticoso e pesante. Mai come oggi stiamo avendo cura del nostro corpo, delle norme igieniche, delle cure mediche, delle sue necessità in generale e di tutti quelli che dobbiamo accudire all’interno delle nostre famiglie: anziani, bambini, persone con disabilità.  Il distanziamento sociale è un’armatura che ci protegge, una corazza invisbile che può comunque indurirci nell’essere meno capaci di sintonizzarsi con gli altri e l’altro lo sente, reagendo anch’esso allo stesso modo. Siamo esseri sociali e le relazioni nascono a partire dalla capacità reciproca di sintonizzarci con gli altri, nei movimenti, nella tensione dei nostri muscoli, nella gestualità, nelle espressioni del viso. Come la madre che accudisce il neonato: lo lava, lo veste, lo nutre ed è piacevole per entrambi perché è un’esperienza sensoriale di scambio. Il sentire è alla base del sapersi emozionare e dell’educazione ai sentimenti, con l’esercizio dei sensi impariamo tutto, persino i nostri pensieri hanno una forma corporea. La comunicazione è anche un fatto chimico, corporeo, sensoriale ed anche se non ce ne accorgiamo o non vogliamo, il nostro corpo è interconnesso con tutto e tutti quelli che lo circondano e manda continuamente messaggi che gli altri ricevono e via via di conseguenza, in un circolo comunicativo delicato e sensibile.

Alleniamoci a recuperare la nostra naturale capacità di sintonizzarci sui messaggi che ci mandano i nostri sensi, mettiamo da parte le parole, lasciamo passare i pensieri e facciamo spazio per ascoltare. Stiamo in silenzio e fermiamo la nostra attenzione su quello che possiamo vedere, annusare, toccare senza uno scopo preciso, come un gioco, con quello che incontriamo, come facevamo da piccoli… non sapevamo perché, accadeva e basta, non c’era bisogno di sapere perché, ma ci si fermava a sentire ed era un’esperienza gratificante. Creiamo rituali e occasioni per comunicare attraverso un nuovo contatto compatibile con l’attuale distanziamento sociale. Se il contatto fisico è difficile o non è possibile, possiamo condividere un esperienza sensoriale piacevole come preparare un piatto speciale e mangiare insieme senza tv né cellulari o ascoltare una musica, magari ad occhi chiusi, a volte basta guardare insieme il cielo senza parlare, le nuvole, le stelle, un fiore.  Anche gli adolescenti, se noi genitori siamo capaci innanzitutto di accogliere ed essere pronti, si fanno a modo loro coinvolgere anche in esperienze non abituali, che possono contribuire in maniera significativa alla loro crescita affettiva e alla loro capacità di costruire, anche all’esterno della famiglia, relazioni affettive gratificanti sotti diversi aspetti, nonostante tutto. Quando sappiamo mantenere la leggerezza e siamo sinceri e incoraggianti con il nostro esempio, riusciamo a toccare le corde giuste per sciogliere le tensioni e mettere da parte i conflitti e le fatiche, permettendoci di dare e ricevere affetto, calore e vicinanza. Dobbiamo imparare a lasciar fare, lasciar accadere, sapendo rispettare la sensibilità, i tempi e le modalità dell’altro. 

 

Ecco la nostra pillola di oggi!

FASE 2, TORNARE IN CONTATTO CON GLI ALTRI:

non vivere solo di Coronavirus: ora sappiamo cos’è e come gestirlo, possiamo concentrarci anche su altro.

riflettere sui nostri blocchi e provare a superarli.

imparare a gestire paura e ansia: ridimensionarle sulla base di dati reali e attivarci solo di fronte a una minaccia vera, concreta e misurabile.

cogliere il bello anche di questa esperienza: aprirci alle emozioni e alle esperienze positive, che possono

esserci, anche in questo frangente e che anzi vanno inseguite e coltivate.

 

 

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